Humay è una delle protagoniste di un romanzo in persiano del XII secolo, il Darab Name. Il suo nome in farsi significa "aquila". In questo blog si racconta la storia di molte Humay, vissute in periodi diversi, e di colei che forse scrisse il Darab Name.

Romanzo di Darab: Temrusyyeh e Darab nel Mar Rosso

Racconta Temrusyyeh:" Dovete sapere che Darab, lasciata sua madre Humay, arrivò nel regno dell'Oman dove, avendo ucciso per legittima difesa i due figli del re Qantaresh, fu imprigionato e condannato a morte. Io, che sono di stirpe greca, ero allora la moglie del re. Quando vidi quel ragazzo, che avevano portato in catene nella sala del trono, mi innamorai di lui. Poi tutto accadde molto velocemente: il re mio consorte aveva condannato a morte Darab ma suo fratello Kamuz, che era seguace dei filosofi, si era opposto e i due si scontrarono in un duello che terminò con la morte di entrambi. A quel punto tutti volevano la morte di Darab, i sudditi di Qantaresh e i sudditi di Kamuz. Io ero l'unica a difenderlo, insieme a mia sorella Antusyyeh, moglie di Kamuz. Anche lei si era invaghita del giovane persiano e per questo venne uccisa, dal suo stesso figlio. Vedendo ciò, decisi che avrei tentato di salvare Darab, e me stessa con lui.
Abu Tāher al-Tarsusī racconta così le nostre avventure:" Quando fu sera Temrusyyeh ritornò nelle sue stanze e indossò un chador, perché nessuno la riconoscesse, e uscì di casa.
Si presentò al guardiano delle prigioni e gli disse: "Mia sorella Antusyyeh è stata uccisa da suo figlio e domani vogliono uccidere me e Darab. Ora ti chiederò di fare una cosa e se ubbidirai diventerai comandante in capo". Il guardiano rispose: "Sono ai tuoi ordini".
Temrusyyeh continuò: "Quando sarà l'ora della preghiera della sera e il mondo sarà diventato buio, porta una barca dalla parte che dà sul deserto. Sii molto cauto. Se hai difficoltà a guidare una barca lascia perdere e ti dirò io cosa fare".
Il guardiano rispose: "Non sono sempre stato guardiano delle carceri, prima andavo per mare. Solo in seguito mi sono umiliato a fare questo lavoro".
"Ora vai e occupati del tuo incarico", gli ordinò Temrusyyeh.
Il guardiano si allontanò e quando il mondo divenne buio spostò senza difficoltà la barca e ne informò Temrusyyeh. Subito lei prese cinquemila dinar d'oro e diecimila dinar d'argento, cento sacchetti di muschio, quaranta man (ca. 80 libbre) di legno di aloe di Qamār, quaranta pezze di lino e una uguale abbondanza di vivande e pane e dolci e cacciagione e miele e olio e datteri, e stivò tutto nella barca.
Ordinò al guardiano:"Va' e porta qui Darab". Il guardiano andò, condusse con sé Darab e lo fece sedere nella barca.
Darab esclamò: " Regina, cosa sta accadendo? Dove vuoi andare?"
"Sappi – rispose Temrusyyeh – che per l'amore che ti porto sto abbandonando il mio regno, i miei possedimenti e i miei figli. Ho preferito te a questo mondo. Sappi anche che mia sorella è stata uccisa dai suoi figli e domani sarebbe stato il mio turno. Ora raccogli le tue cose, vestiti e andiamocene al più presto da qui. Nelle acque della Grecia c’è un’isola chiamata Khatreš, dove è re mio padre Fastaliqun. Io ho due sorelle ma mio padre non ha figli maschi, e sta invecchiando. Sta per concludere la sua vita e se non è accaduto nulla di nuovo tu potrai essere re di quel territorio e io regina, e questo guardiano di prigione diventerà comandante".

" Secondo me è difficile che questo progetto vada in porto", rispose Darab.
Temrusyyeh portò fuori dal castello tutto quello che era necessario e lo mise in una barca. Chiusero dall'esterno le porte del palazzo e manovrando l’imbarcazione si diressero verso il mare aperto.
Alzarono le vele e cominciarono a remare e nel giro di un’ora arrivarono nel mezzo di quel mondo. Darab chiese a Temrusyyeh: "Quanta strada c’è da qui a Khatresh?” “Quattromila parasanghe", rispose lei. E Darab: "Sarà una  impresa arrivare fino a là!"
"Se andassimoi via terra - spiegò Temrusyyeh- impiegheremmo più tempo ma andando via mare, se il vento ci è favorevole, in tre mesi saremo arrivati". 
Era una giusta valutazione.
I fuggitivi lasciarono la terraferma e andarono con il vento favorevole fino a che fu mattina e il mondo si illuminò.
Darab vide un’isola incantevole :”Che isola è?”, chiese.
“Questa è l’isola che chiamano Aukliun - rispose Temrusyyeh - e si estende per dodici parasanghe di lunghezza e 4 di larghezza”
Nell’isola c’erano molti villaggi e persone ma a causa dell’oppressione di Qantaresh tutto è andato in rovina. Eppure in quest’isola vi è tutto ciò che nasce dalla terra e ogni tipo di frutta.”
Quindi accostarono la barca a riva, scesero, la assicurarono e si addentrarono nell’isola. Trovarono da mangiare e mangiarono, poi eressero una tenda, vi si sistemarono e si addormentarono. 
Stavano dormendo quando Temrusyyeh si alzò e svegliò Darab dicendogli: "Ho visto in un sogno che tutte le vie del mare erano state prese da corvi neri e dalle loro bocche usciva fuoco”
“Questo sogno significa che gli Zangi stanno venendo in cerca di noi –disse Darab- Dobbiamo organizzare una difesa al loro attacco”
In quel momento Temrusyyeh guardò e vide che sulla superficie del mare erano apparse imbarcazioni a vela e canoe. Disse a Darab :”Guarda! I figli di nostra sorella, Rank e Sahmank, ci hanno seguito: erano nelle barche e sono arrivati strisciando come nebbia".

Darab ordinò a Temrusyyeh di cercare un posto sicuro nell'isola e di rimanere là mentre lui affrontava quella gente. Avrebbe dimostrato loro la sua superiorità, disse, perché capissero che era meglio non avere a che fare con lui.
Temrusyyeh pianse, si accomiatò Darab e si addentrò nell' isola. Si nascose sopra un albero.
I soldati degli Zangi arrivarono alla spiaggia e cominciarono ad avanzare. Vedendo da lontano Darab, si misero a ridere sguaiatamente. Indossate le armi, digrignarono i denti e si diressero verso di lui con una manovra di accerchiamento. Lungo il percorso incapparono nel guardiano delle carceri, che si lamentava disperato, e lo uccisero.
Quando vide ciò Darab impugnò la mazza, si armò scudo e si parò dinnanzi a loro. 
Con un solo colpo faceva fuori chiunque avanzasse. 
Un grido si alzò un grido si levò dall'orda degli Zangi e nell'aria si diffuse un suono di tamburo . 
Nel giro di un'ora Darab aveva atterrato ottanta uomini, che non erano riusciti nemmeno a sfiorarlo. E così lottò, duramente, fino al momento in cui scese la notte e il mondo si fece scuro.
Darab approfittò dell'oscurità per sottrarsi all'accerchiamento, mentre gli Zengi tornarono da dove erano venuti e si sedettero a ricordare la lotta dura e intrepida di Darab..
Darab si addentrò in quell'isola, pensando a Temrusyyeh e chiedendosi dove fosse. Poi disse  tra sé: "Devo salire su un albero per essere al sicuro". Così disse e si arrampicò su un alto albero, lo stesso su cui si trovava Temrusyyeh. E mentre lei, fuori di sé per il terrore che gli Zangi avessero ucciso Darab e ora stessero cercandola, anche Darab era sull'albero e si era sistemato su un ramo  proprio sotto a dove si trovava lei . Per tutta la notte, fino all'alba del nuovo giorno, rimasero senza sapere l'uno dell'altra.  (Continua)