Humay è una delle protagoniste di un romanzo in persiano del XII secolo, il Darab Name. Il suo nome in farsi significa "aquila". In questo blog si racconta la storia di molte Humay, vissute in periodi diversi, e di colei che forse scrisse il Darab Name.

Romanzo di Darab: Dara, figlio di Humay e Bahman

Una sera, mentre Humay sedeva con il cuore  triste,  la nutrice le si avvicinò e le chiese: “ Perché il tuo cuore è appesantito dalla tristezza?”  Rispose: "Ciò che mi rende triste è qualcosa di cui un re non può parlare con nessuno". La balia insistette: "Se ne parli con me, forse posso esaminare il problema e trovare un rimedio".
Humay si confidò: "Il mio signore mi ha inflitto una pena che ha lasciato il segno e di questo segreto nessuno è a conoscenza, eccetto Dio: da un mese non ho visto quei famosi giorni e ora temo che il frutto sia nato. Come può  una donna senza marito, con vergogna e  paura,  caricarsi di un figlio? Non solo: se sarà un maschio c’è il rischio che mi rubi il trono e la corona e  mi privi dell’autorità regale”
La balia la rassicurò: "Non angustiarti. Costruirò una cella sotterranea e quando tuo figlio sarà nato me lo affiderai, lo sistemerò in quella cella e Dio deciderà la sua sorte” “Così farò”, rispose Humay.
Una notte  Humay fu assalita dai dolori e partorì un figlio da cui emanava una luce che  avrebbe eclissato quella di una candela.
La balia lo prese, lo lavò, lo avvolse in una fascia  simile alla corda con cui si legano le pecore che devono essere macellate. Lo portò via e lo nascose nel rifugio che avevano costruito sotto terra.
Proprio in quel periodo alla balia era morto un figlio così lei,  mossa a pietà, porse il seno al fanciullo  e per il dovere che sentì di nutrirlo  il latte montò e le uscì dal seno. Lo allattò per sei mesi.
Una sera Humay ordinò alla balia di portarle suo figlio. La balia andò a prendere il bambino e glielo pose dinanzi. La regina vide un fanciullo di grande bellezza,  che dimostrava di avere cinque anni, e cominciò a temere che crescesse e si impadronisse della corona e del trono.
Disse alla balia di tenerlo in casa fino al mattino e ordinò che facessero venire un maestro falegname perché dal legno ricavasse una cassa solida e resistente. Quando fu sera il falegname consegnò la cassa e Humay gli pagò il prezzo.
Dopo che l’artigiano se ne fu andato, e quando il mondo si fece buio, Humay ingrassò la cassa dentro e fuori, la spalmò di pece, lucidò l’interno e vi dispose due pezze di raso  bianco, due di colore rosa e due viola, mentre due ne dispose all’esterno della cassa. Allora fu portato il bambino e la regina ordinò che fosse saziato di latte e adagiato nella cassa. Dispose intorno al bambino  cinque collane di perle, alcune gemme del Badashkan,  rubini di Rey per un peso di cinquanta dracme e tre pietre preziose che illuminavano la notte. Scrisse inoltre una lettera, in cui si ricordava a chi avesse raccolto la cassa,  che quelle ricchezze dovevano servire per accudire il bambino. Le cure assicurate a quel bambino avrebbero creato un vincolo di parentela con lui.
Poi fissò il coperchio della cassa, lo chiuse e lo sigillò con la cera. Quindi comandò che chiamassero un ufficiale e quando arrivò Humay gli ordinò di prendere la cassa e di gettarla nelle acque dell’Eufrate. L’ufficiale se ne andò portando via la cassa.
Quando la balia vide ciò che stava avvenendo le si strinse il cuore, con una scusa si allontanò da Humay e seguì il bambino, verso il quale  provava ormai un sentimento materno.
Disse fra sé: "Vado a vedere cosa fanno di quella cassa! Se  posso la prendo e la porto da me, in città. Poi cercherò di allevarlo fino al momento in cui Humay si pentirà di ciò che ha fatto. Allora restituirò il figlio di Bahman".
Con questi pensieri arrivò in riva al mare. Si fermò in un angolo, fino a che Farush ebbe  gettato in acqua la cassa. Costui ritornò quindi alla presenza di Humay e le annunciò che il suo ordine era stato eseguito. Humay fece allora costruire una prigione dove rinchiuse  Farosh, fino alla morte.
Solo allora il suo cuore si placò.