Humay è una delle protagoniste di un romanzo in persiano del XII secolo, il Darab Name. Il suo nome in farsi significa "aquila". In questo blog si racconta la storia di molte Humay, vissute in periodi diversi, e di colei che forse scrisse il Darab Name.

Romanzo di Darab: Bahman conquista Humay


Così racconta Abu Tāher al-Tarsusī... Riferiscono che nel regno d’Egitto vi fosse un Re provvisto di folto esercito e tesori innumerevoli. Lo chiamavano Sâm Cioreš. Costui aveva una figlia di nome Homây che per grazia e bellezza era senza simili e senza pari.
Dicono che questa Homây, per l'estremo coraggio e l'eccezionale valore di cui era dotata, aveva pronunciato il seguente giuramento: "Non mi unirò con nessuno al mondo, tranne che con colui che sappia vincermi e mi prostri a terra". Per tale motivo, ogni giorno ella indossava l’armatura regale e, montando in groppa al suo rapido destriero, la cui stazza pareva un monte, scendeva in campo. Gli spasimanti coraggiosi e coloro che erano ben dotati di forza e  di attributi si presentavano da ogni parte e confine al luogo del suo spettacolo. Chiunque, sperando di unirsi a lei, metteva piede in campo per affrontarla, --fosse anche monte di acciaio fatto persona-- con la forza del braccio la donna lo sradicava, sollevava e scagliava a terra, cosicché costui diventava  tutt’uno con la polvere.

Re Bahman, che chiamavano Ardašir, avendo paura di Lulu, che gli era nemico, con uno dei propri schiavi, di nome Pârs, entrò in Egitto, dove nessuno lo conosceva.
Mentre si trovava lì da qualche tempo, un giorno Pârs, che era andato a eseguire qualche incombenza, per caso passò per il luogo assembleare del Re d’Egitto, e fu attratto fino a tardi da quello spettacolo. Quando tornò presso Bahman, questi gli chiese quale fosse il motivo del ritardo. ”Oggi, in questa città, ho visto una meraviglia tale che, se te ne parlo, tu non potrai pazientare, e temo che ne verrai tentato", rispose Pârs. Bahman perse le staffe per l’esagerazione: ”Spiegami ciò che hai visto, ovviamente!”
Pârs, rivelò una ad una, tutte le cose che aveva visto in quell’assemblea. All’alba, fremente d’impazienza, Bahman si presentò a sfidare Homāy sul campo. Egli guardò.

In quel campo vide una figura simile a un pavone che incede sfolgorante. Aveva la statura diritta come un cipresso dalla chioma fluente. Il suo volto pareva dare una splendida zampata alla luna piena. La sua chioma color notte svergognava il nero muschio del Catai. Malgrado la bellezza rubacuori, la donna si ergeva coraggiosa in armi, comoda sul proprio destriero, che aveva  zoccoli veloci come il vento e l’andatura impetuosa del fuoco: e tutto il mondo sembrava tenere gli occhi sbarrati, fissi su di lei. Ogni leone che avanzava in battaglia con lei, cadeva come una volpe impotente negli artigli che ella allungava.
Quando vide che nessuno era capace di resisterle, Bahman esclamò: "In questa contesa non c’è dunque un uomo degno di tale nome! Altrimenti, che impresa è spodestare una donna?”

Queste parole giunsero all’orecchio di Homây, che all’istante si voltò verso Bahman e dichiarò: ”Se tu hai la forza di resistermi, vieni avanti, così ti sistemo come gli altri e ti insedio al loro posto!”
“Non avrei detto che tu non potessi pazientare! Adesso ti sei gettato in un precipizio mortale!” - disse Pârs.
”Non temere e non soffrire. Il Dio puro mi faciliterà” - rispose Bahman.
Allora Homây comandò che si portasse a Bahman un cavallo la cui groppa non avesse mai subito tormento alcuno da un cavaliere e che non fosse mai stato sotto una sella. Mordente davanti e scalciante di dietro. Nessuno osava stargli in arcione. Nessuno aveva la forza di tenerlo a freno sotto le proprie cosce. 
Bahman balzò in groppa a tale cavallo, lo spinse a caracollare e dimostrò dolci valentie. Quindi si diresse verso Homây, si azzuffò con lei e senza indugio la disarcionò al primo attacco, scaraventandola a terra. Messa Homây su una lettiga, la trasportarono nel gineceo. Bahman si dileguò con Pârs.
In questo frangente arrivò il messaggio di Lulu al Re d’Egitto: ”Ci risulta che Bahman è arrivato nella tua città. Catturalo con ogni mezzo possibile e spediscilo alla nostra corte. Attento! Non concederti indugio, altrimenti aspettati la nostra ira”.
Conscio della minaccia, il Re d’Egitto incaricò varie persone di cercare  Bahman. Nessuno ne trovò traccia, per il motivo che la gente d’Egitto non aveva mai visto Bahman né lo conosceva.
Per caso, sulla via del commercio, in Egitto, arrivò un mercante. Questo mercante conosceva Bahman che aveva visto alla porta della città, mentre andava a cavallo con il suo schiavo. Vista la città in subbuglio, il mercante chiese: "Cosa vi è capitato che non state calmi?" Quelli raccontarono la storia di Bahman e la minaccia di Lulu al Re d’Egitto. Il mercante riferì: ”Io ho visto Bahman. Era diretto fuori città e andava in tutta fretta”. Inoltre li informò circa i segni caratteristici di Bahman. Quelli andarono al cospetto del Re a riferirono la notizia.
All’istante il Re d’Egitto inviò Homây con duemila persone all’inseguimento di Bahman: “Portate prigioniero Bahman ovunque lo troviate”. Homây montò a cavallo e s’incamminò sulle tracce di Bahman. 

Quando gli fu vicino, lo riconobbe. Gli chiese: ”Valentuomo, che fai, ti nascondi? Tu sei Bahman figlio di Esfandyâr, e ieri hai prevalso su di me. Adesso dove vai? Vieni, combattiamo un poco, oggi, per vedere a chi la sorte darà manforte. Se questa volta ti vincerò io, ti prenderò come schiavo, e se vincerai tu, io ti sarò ancella.”
"Tu sei venuta con numerosi tuoi soldati, mentre io sono solo. Come si svolge questa fatica?”- rispose Bahman.
Homây ordinò all’esercito di fermarsi sul posto. Allestirono un campo, finché i due bravi cavalieri vennero uno contro l’altro. Si mischiarono per qualche tempo nella battaglia, così che furono entrambi pari per valore e tecnica. Adoperarono tutte le armi che avevano. Infine Bahman lanciò un urlo che provocò il terremoto, poi di colpo  allungò la mano, prese forte la cintura di Homây e la disarcionò. Tutti i presenti applaudirono Bahman.

A quel punto Homây obbedì à Bahman. Si mostrò amabile, chiese scusa, con cento onori lo condusse nella propria città e mise tutto l’esercito agli ordini di Bahman.
Sostenuto dalla forza di questo esercito, Bahman mosse guerra contro Lulu, lo vinse, lo catturò, tornò a sedersi sul proprio trono e trascorse con Homây un certo tempo in gioia e allegria.